Adottare una sana conduzione imprenditoriale: l’importanza del controllo di gestione
- Dott. Pietro Giorgi
- 20 Febbraio, 2023
Molto spesso l’adozione di adeguati assetti viene purtroppo interpretata come un costo, e non come un investimento funzionale non solo a prevenire la crisi, ma anche come occasione di sviluppo dell'impresa, delle competenze manageriali, dei fattori organizzativi per la competitività, in un contesto ambientale sempre più rischioso e turbolento nel quale conservare le condizioni di equilibrio economico durevole è sempre più difficile e in diventa prioritario far emergere precocemente i fenomeni che potrebbero turbarlo. Il riformato Codice della crisi fornisce indicazioni utili e necessarie per cogliere tempestivamente i primi segnali di difficoltà.
L’entrata in vigore del Dlgs 12 gennaio 2019, n. 14, noto come Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza, destinato a riformare l'intera disciplina della crisi d'impresa e delle procedure concorsuali, con l'eccezione dell'amministrazione straordinaria, è stata oggetto di diversi differimenti alla luce degli effetti prolungati della pandemia da Covid-19. La versione definitiva del decreto recante modifiche al Codice della crisi è stata approvata dal Consiglio dei Ministri il 15 giugno 2022. La riforma mira a creare un opportuno raccordo tra il diritto societario e il diritto della crisi.
L'art. 375 CCII, modificando il secondo comma dell'art. 2086 Cc, dispone quindi che "l'imprenditore, che operi in forma societaria o collettiva, ha il dovere di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell'impresa, anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi dell'impresa e della perdita della continuità aziendale, nonché di attivarsi senza indugio per l'adozione e l'attuazione di uno degli strumenti previsti dall'ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale".
L'importanza degli adeguati assetti societari deve essere letta come funzionale ad una rilevazione tempestiva della crisi, cogliendo tempestivamente i primi segnali di difficoltà, anche prima che diventino vera e propria crisi e dunque permettere di attivarsi per risolvere le difficoltà insorte. L’intento di assumere adeguati assetti societari non va comunque letto nel solo senso di agire tempestivamente per evitare una crisi dell’azienda, ma anche e soprattutto nel dotare le aziende di strumenti di sviluppo sostenibile che possano portarle a crescere nel tempo e conseguentemente a creare valore.
Ecco perchè le disposizioni dettate dall'art. 2086, secondo comma, del Codice civile, già in vigore nell'ordinamento civilistico dal 16 marzo 2019, non sono indirizzate esclusivamente alle imprese in crisi, bensì a tutte, introducendo un principio di corretta e sana conduzione dell'impresa e costituendo un tassello essenziale nello sviluppo di una cultura imprenditoriale di più attenta gestione non solo di prevenzione delle possibili degenerazioni ma anche di capacità di sviluppo sostenibile.
La distinzione netta tra il diritto dell'impresa in bonis e il diritto della crisi appare tramontata e il sistema attuale prevede una commistione di regole improntate a tre assunti fondamentali: il primo è che la crisi può costituire un evento fisiologico nella vita dell'impresa e non coincidere necessariamente con la fase terminale della stessa; il secondo è che la crisi dell'impresa sia tanto più gestibile e superabile quanto più tempestivamente si intervenga; il terzo è che un’azienda che si vuole sviluppare e avere un arco di vita di medio lungo periodo di equilibrio economico e finanziario non può prescindere dall’adozione di strumenti di controllo di gestione. Tali assunti rappresentano la presa d'atto di un dato ineludibile: il valore dell'azienda deve essere salvaguardato e l'imprenditore deve dotarsi di strumenti - gli adeguati assetti societari - che consentano la valutazione continuativa dell'equilibrio economico-finanziario e la sostenibilità dell'indebitamento, quali effettivi pilastri della continuità.
Le modifiche apportate all'art. 2086 Cc muovono dalla presa d'atto del ritardo con cui generalmente gli imprenditori reagiscono alle situazioni di difficoltà. Spesso, infatti, cercano di rinviare il problema, a volte negandolo anche a se stessi, tanto che, in buona parte delle imprese che si trovano costrette a ricorrere ad uno strumento di regolazione della crisi, la manifestazione dei segnali di difficoltà risale a un momento di molto antecedente rispetto a quello in cui è stata assunta la decisione di intervenire.
Per raggiungere l'obiettivo di una crescita sostenibile e dell'emersione tempestiva della crisi occorre una forte evoluzione (in alcuni casi una sorta di rivoluzione) culturale delle imprese e degli imprenditori. Questi ultimi in non pochi casi hanno dato prova di indiscussa capacità, se non genialità produttiva, ma meno di quella gestionale, anche a causa di uno scarso orientamento alla formalizzazione dei processi di gestione, programmazione e controllo. Attuare un cambiamento culturale, che induca all'implementazione di adeguati assetti societari, significa anche comprendere che anche la crisi, se individuata tempestivamente e affrontata attraverso gli opportuni interventi, può rappresentare una opportunità di crescita e di ripartenza.
L'importanza dell'adozione di adeguati assetti societari è divenuta ancora più evidente a seguito dello scoppio della pandemia da Covid-19.. La situazione di aumentata incertezza nella quale si trovano oggi ad operare le imprese ha messo in luce l'inefficacia dell'approccio "giorno per giorno" e l'imprescindibilità di uno stile di direzione più razionale ed anticipatorio. Ciò ha reso ancor più evidente la necessità di un governo societario consapevole, ovvero sostenuto su protocolli e procedure formalizzate di pianificazione e programmazione. È necessario che gli imprenditori si sforzino di individuare un disegno strategico in grado di tracciare la rotta che si intende intraprendere, pena il soggiacere al rischio che il navigare a vista incrementi, con gravi conseguenze, l'incertezza che già contraddistingue la situazione economica generale. In altre parole, l'adozione di adeguati assetti non deve essere interpretata come un costo, bensì come un investimento, funzionale non solo a prevenire la crisi, ma anche quale occasione di sviluppo dell'impresa, delle competenze manageriali, dei fattori organizzativi per la competitività, in un contesto ambientale sempre più rischioso e perturbato, dove la concorrenza è sempre più accesa in cui è prioritario preservare le condizioni prospettiche di equilibrio, facendo emergere precocemente i fenomeni che potrebbero turbarlo.
Dunque, dalla visione del controllo come costo, si deve pervenire a una lettura del controllo ex ante come investimento, che faccia del principio di prevenzione e programmazione uno dei cardini della funzione gestoria. Un’ultima considerazione riguarda il mondo creditizio: oggi non adottare strumenti adeguati di governance può creare seri problemi anche da questo lato, molte volte gestito “alla vecchia maniera” ma che allo stato attuale non permette più accesso alle aziende non meritevoli e dunque non strutturate adeguatamente.