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Hai un figlio all'università? ecco come detrarre le spese universitarie nella dichiarazione dei redditi per l'anno 2025

  • Dott.ssa Susanna Giovannetti
  • 07 Aprile, 2026

Ogni anno milioni di contribuenti italiani presentano la propria dichiarazione dei redditi senza sfruttare appieno le opportunità che la legge mette a loro disposizione. Il risultato? Pagano più tasse del necessario — spesso senza nemmeno saperlo.

Le detrazioni fiscali sono uno strumento potente e legittimo: permettono di ridurre concretamente l’IRPEF dovuta, trasformando spese già sostenute — per la salute, l’istruzione, la casa, la famiglia — in un rimborso reale in busta paga o in un credito d’imposta. Ma per farlo funzionare, bisogna conoscere le regole, rispettare i limiti e non perdere nemmeno una scadenza.

Il problema è che la normativa fiscale è in continua evoluzione: soglie che cambiano ogni anno, nuove categorie di spesa ammesse, requisiti che variano in base al reddito o alla composizione del nucleo familiare. Districarsi da soli in questo labirinto non è solo complicato — è rischioso.

È qui che entriamo in gioco noi.

Il nostro studio affianca privati e famiglie in ogni fase della dichiarazione dei redditi: dall’analisi delle spese detraibili alla compilazione del modello, fino alla verifica del risultato finale. Il nostro obiettivo è uno solo: che tu paghi esattamente quello che devi — non un euro di più.

Un esempio concreto? Pensiamo alle famiglie con figli iscritti a un’università non statale. Si tratta di una spesa significativa, che molti sostengono ogni anno senza sapere che una parte può essere recuperata attraverso la dichiarazione dei redditi. La normativa prevede questa possibilità, ma stabilisce limiti precisi che cambiano annualmente — e che pochi conoscono davvero nel dettaglio. Aggiornati ogni anno entro il 31 dicembre, variano in base all’area disciplinare del corso e alla zona geografica dell’ateneo. Conoscerli fa la differenza tra una detrazione piena e un’opportunità persa.

Università non statali: i limiti di detraibilità per il 2025

Con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale n. 72 del 27 marzo 2026, è entrato in vigore il Decreto del Ministro dell’Università e della Ricerca del 30 dicembre 2025, che stabilisce gli importi massimi delle tasse e dei contributi universitari detraibili dall’IRPEF per l’anno d’imposta 2025.

Il provvedimento, previsto dall’art. 15, comma 1, lettera e) del TUIR (DPR 917/86), conferma che le spese per l’iscrizione alle università  sono detraibili nella misura del 19%, entro soglie definite annualmente sulla base degli importi medi applicati dagli atenei statali.

Come funziona la detrazione

Gli importi massimi variano in base a due criteri: l’area disciplinare del corso e la zona geografica in cui ha sede l’ateneo (Nord, Centro, Sud e Isole). Per i corsi di laurea, laurea magistrale e laurea magistrale a ciclo unico, i tetti di spesa detraibile sono i seguenti:

Area disciplinare

Nord

Centro

Sud e Isole

Medica

3.600 €

2.900 €

2.650 €

Sanitaria

4.100 €

3.100 €

3.050 €

Scientifico-Tecnologica

3.700 €

2.900 €

2.600 €

Umanistico-Sociale

3.200 €

2.750 €

2.550 €

 

Per i corsi post-laurea — dottorati, scuole di specializzazione e master di I e II livello — è previsto un plafond unico indipendente dall’area disciplinare: 4.100 € al Nord, 3.100 € al Centro e 3.050 € al Sud e nelle Isole.

Questi limiti di detraibilità riguardano anche le spese per istruzione universitaria effettuata all'estero: il limite di detraibilità da applicare è determinato dalla zona del domicilio fiscale dello studente in Italia.

Cosa si può aggiungere alla detrazione

A questi importi si somma sempre la tassa regionale per il diritto allo studio universitario (L. 549/95), anch’essa inclusa nel calcolo della detrazione. I limiti vengono aggiornati ogni anno entro il 31 dicembre.

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